Selezione di giudizi critici


… Difficile trattare l’olio come una pittura più lieve, impalpabile, aerea: Arnaldo Dall’Oca riesce in questo difficilissimo equilibrismo tecnico e la resa è assolutamente unica per emotività e sensualità tonale…
Un puntinismo elaborato con modernità suggerisce una forma che non è più rappresentazione del vero, ma intima raffigurazione dell’Io, della propria spiritualità…

Guido Folco

 

… Paesaggi fuggenti, vivi nell’impressione, con angoli di luce riflessi fra le suggestive stesure tematiche … La ricca scrittura materica esalta la spontaneità della pennellata, immortalata dalle atmosfere intrise di silenzi mistici …

Mariarosaria Belgiovane
 


… È il colore a costituire il volano della poesia in questi paesaggi, dove, non solo le masse, ma anche le forme si sciolgono in dolce impressione visiva …
Si affida tutto alle trasparenze e alle suggestioni della tavolozza, alla carezza del pennello, riducendo al massimo l’impianto disegnativo ed evitando la tentazione del materico, della spatolata grassa, che lascia in rilievo facili ma finti effetti chiaroscurali …

Alessio Alessandrini

 

Profumo di vita riassume il senso più profondo della pittura di questo autore. Prima ancora che come artista, egli indaga e sviluppa il rapporto con la sua natura, sua ultima opzione artistica, come uomo, come persona, che si pone di fronte al mondo reale per comprendere l’essenza del nostro mondo interiore. Egli cerca e coglie in questi squarci, ben selezionati, il motivo più intimo dell’esistenza umana. Il taglio dell’inquadratura, così ravvicinata e parziale, esclude quasi sempre il cielo e l’orizzonte, a sottolineare l’urgenza e la fugacità dell’immagine reale. I suoi brani di paesaggi, così luminosi e delicati, rimandano immediatamente al sentimento poetico ed idilliaco che abbiamo della natura, vista nella sua forma esteriore più serena e conciliante, legandosi indissolubilmente ed univocamente all’impressione individuale dell’artista. Egli percepisce un insieme di colori che variano con il variare della luce, escludendo i toni forti ed i contrasti ed abolisce quasi del tutto il bianco ed il nero. Il risultato finale è che con questi mezzi toni la tela si compone di luce di atmosfera. Le forme dei soggetti si confondono e si riflettono continuamente e, nel rapporto forma-colore, è questo ultimo l’elemento costitutivo della raffigurazione: una raffigurazione della natura, osservata e contemplata, stando dentro la natura stessa, quasi a voler confondersi con essa e ad introdursi in un’altra dimensione per spaziare dentro di sé. Ed è così che i suoi soggetti diventano simboli ed occasioni per esprimere la sua essenza, che, in definitiva, è quella dell’uomo. E ciò gli è possibile perché la sua pittura non nasce dall’improvvisazione, ma dalla lenta assunzione del soggetto, portato dentro di sé fino al momento dell’ispirazione, che si materializza con pennellate decise, spontanee e leggere, mai sovrapposte e ricche cromaticamente. In questo modo Dall’Oca estrapola il contenuto delle sue opere, secondo la sua natura intimistica ed onirica, poetica e contemplativa.

Maria Teresa Aliprandi



”… Una tematica di puro naturalismo, realizzata da grandi spazi di luce. Le sue acque scintillanti riportano la visione e la voce di dimensioni irreali. Una pittura di primi piani, di tempi infiniti, di grandi silenzi.

Giorgio Falossi



… Una visione pittorico-impressionista della natura, come quella tecnicamente resa in questi quadri di Arnaldo Dall’Oca, quale valenza concettuale può avere oggi? Non dimentichiamo che l’impressionismo nasce come ricerca inquietante intorno all’eterno divenire del Cosmo. Oggi di questa ricerca sofferta ci rimane un’eredità estetica, resa da una tecnica pittorica affascinante, difficile, fatta di pennellate veloci, composte di mille colori.
Ma è davvero soltanto questo l’intento dei quadri dell’autore? Deliziarci, distrarci dal frastuono tecnologico con accattivanti corsi d’acqua dai toni pastello, moltiplicati dal rinfrangersi della luce sull’acqua?…
Seguendo il percorso ideale, indicato nelle tele dell’autore dal corso dei fiumi, dei torrenti, attraverso gli anfratti nascosti dei canneti, dei cespugli, dei roveti, avremo, con sorpresa, una risposta alla domanda. Noteremo che in questi anfratti “una luce bianca“, senza mezzi toni, svela gli angoli bui. Questa, s’inserisce nelle radure, scova le forme addormentate, stanche dei girasoli sfioriti, delle ninfee disfatte, delle canne cadute. Questa luce, investendo le forme, svela quelle occulte, le diafanizza, rendendole esangui, quasi psichedeliche nella loro sfioritura e nel loro disfacimento: in ultima analisi “le spiritualizza “…
La bellezza, quasi esasperata, coinvolgente perché fatua, come un’ebbrezza ”off limit“, (quella dei corsi d’acqua…)” ci vuole rapire, con l’inganno di un estetico fascino, per condurci, con lentezza (la lentezza dell’acqua che scorre) ad una meta interiore: “il 'disvelamento', conquista ultima della carità di contemplazione”, intesa come fonte di rigenerazione spirituale continua Rigenerazione a cui si ricollega la scelta impressionista, dove l’atmosfera pittorica è impalpabile nell’eterno divenire degli elementi, luministicamente scomposti e ricomposti…
Con il pennello e la tela l’artista ha esposto la sua filosofica visione proponendola alla diffusione. È una visione filosofico-pittorica dirompente, attuale perché : “ per contemplare ci vuole la forza e il coraggio di credere , ecc…
” Sempre stupiti delle infinite metafisiche proposizioni dell’arte, complimenti alla delicata quanto profonda pittura di Dall’Oca.

Nadia Carrao



… Scrollandoci di dosso la pesantezza, talora opprimente, delle pietre, dei muri cittadini e degli orizzonti mozzati dai segni urbani, osservando le sue opere, possiamo almeno tentare di aderire a questa natura rigogliosa e silente e di trasporre le nostre emozioni, vissute o represse, vagheggiate o intraviste per pochi attimi, in una pausa felice della nostra vita… Davanti a queste opere, quasi non fossimo noi ad elaborare l’immagine possiamo fonderci con l’acqua e la luce che trattengono gli umori dell’ambiente… Possiamo rilassarci, quasi fosse una terapia coloristica che ci restituisce il piacere del silenzio dimenticato, della solitudine serena, del sogno realizzato.

Brunetta Ferrarini



… Il paesaggio in Dall’Oca è la descrizione di un mondo interiore, il simbolo di una solitudine serena, anzi cercata, lo specchio di una personale filosofia intimista...
Nei suoi dipinti, in cui sopravvive l’attesa monettiana per l’incontro pittura-natura, si potrebbe interpretare una volta di più il principio dell’”art pour l’art” che il pittore mantovano sembra affrontare, con una serenità grandiosa, in volo alto sopra le problematiche e gli intellettualismi che hanno animato il dibattito estetico in questo secolo. Tuttavia, così come ciascuno non puo’ determinare la conformazione delle proprie impronte digitali o il proprio DNA, se vogliamo analizzare la qualità estetica dei suoi paesaggi e ci addentriamo tra i segni che compongono le sue vedute, così emozionate ed emozionanti, vediamo chiaramente come anche lui non possa autodeterminare l’appartenenza o meno a questi nostri tempi, né la distanza da cui rapportarsi ad essi; ma il modo di presenziarvi sì…
La cinesi del suo gesto consiste in una tramatura di tocchi brevi e rapidi, di segni oscillanti in una veloce scrittura, in una concitazione che il suo esemplare Monet non avrebbe mai certamente potuto esplicare. Sa però anche carezzare la superficie della tela con effetti vellutati o depositare lunghe tracce di impasto, la cui materia cromatica non è mai esitante, mai banale, sempre invece composta sapientemente.
Per un artista sincero e non condizionato da riflessioni sulle congiunture culturali dell’epoca o da reazioni alle medesime, è inevitabile essere radicato profondamente allo sguardo, che contrassegna la propria Weltançhauung, alla velocità percettiva dello sguardo contemporaneo, alla facoltà di sintesi, che determina il giudizio di noi dell’oggi.
E così Dall’oca perviene a risultati spesso prestigiosi, non solo sotto il profilo specificamente restituivo delle sensazioni, della capacità di trasposizione e complessità della visione, quanto del fare materialmente pittura...
Non di rado, ma quasi senza intenzionalità predeterminate, il pittore perviene a formulazioni compositive di sconcertante novità, come proposta di una visualità inconsueta...
Le sue realtà sono sempre sull’orlo del disfarsi, del disperdersi, per assenza della certezza, coscienza dell’effimera presenza di canneti, specchi di ninfee, bugni silenti, rive umide, acque chete… Dissoluzioni della materia, che hanno la consistenza di apparizioni come le acque di palude o le spume di cascatelle o di rivi montani, vorrebbero propagarsi, pare, oltre la dimensione del dipinto. Si tratta di invenzioni, di sogni.
Non esiste per noi di oggi visione che non sia violata dalla presenza dell’uomo o della sua mano. Occorre, dunque, scoprire il cosiddetto ormai mitico “luogo incontaminato” nel profondo della propria anima, per via del ricordo che nelle pitture di Dall’Oca si materializza come l’impalpabile colore di un altro tempo.

Renzo Margonari



I suoi paesaggi, evocati da una fantasia stabile e fortemente creativa, che indaga fra ricordi, contemplazioni meditative ed effusioni cromatiche, vengono diluiti da un gesto ampiamente chiaro e sintetico, in grado di arginare complesse situazioni mnemoniche, di riflettere notevoli mutamenti visivi, di penetrare fra le sfumature, filtrandone la vibrazione riflessiva, sfibrando così le visioni materialiste e pregnandole di significati simbolici. Esibendo unicamente la sua espressione artistica, si mostra schivo e riservato,ma artista ricco di talento, espressivo, fortemente comunicatore e filtro di energiche emozioni.

Gerard Argelier



… Ha sempre avuto fiducia nel rapporto uomo-natura. Ha ricercato delle apparenze naturali un valore piu’ segreto di bellezza poetica. Per questo, nel corso dei primi decenni della sua giovinezza, vissuti all’ombra della pittura e della solitudine, lontano dalle occasioni pubbliche dell’Arte, ha sempre tenuto fede alla necessità di elaborare, con serena calma, con impegno silenzioso, tenace e con vera passione, un suo linguaggio. Ha creduto e crede al sentimento e alla fantasia che nascono dalla contemplazione del “vero naturale” o, meglio ancora, dal “vero di natura”.
Ha creduto e crede al costruire giorno per giorno, i modelli naturali della propria pittura... Niente composizioni astratte e simboliche, nessun appoggio letterario nei suoi quadri, sempre invece un caldo affetto che vibra ad ogni sguardo, un’attenzione sapiente agli aspetti del paesaggio e alla sostanza della luce che si condensa, con vitalità perfino sorprendente, nel giallo accecante dei girasoli, nel rosso tropicale degli alchechengi, nei verdi, nei viola, nei bianchi sovrapposti, contrastanti, cangianti del fogliame e dei canneti. Ma è soprattutto per la luce che sprofonda nelle acque immobili, straripanti di riflessi e di ninfee che il pittore si esalta d’amore. È qui che si realizza in più alto grado la congiunzione tra natura e pittura. Ci manca poco di sentire l’umidità dell’acqua, l’afrore dei muschi, il profumo dei fiori. Lo specchio d’acqua con le ninfee sembrerebbe quasi un giardino artificiale creato dal pittore per dipingerlo all’infinito, sino a che diventi una nostalgia, una memoria che si va a depositare in fondo agli occhi, nell’anima.
Tutto in questi quadri è come avvolto da un’atmosfera densa, fragrante, brillante, così che le forme, pur individuate e armoniosamente composte, sono sempre vicino a fondersi l’una nell’altra. Allora il paesaggio è un continuo modularsi in travasi di tono, o in diafane effusioni o in lievi spessori di colore: il viola malinconico ed elegante che si infiltra nei verdi ombrosi, nei rosa che dolcemente trascolorano, nei bianchi rugginosi, negli azzurri che danno al lilla e al grigio.
È proprio la pittura che diventa una fèerie colorata della natura.

Gian Maria Erbesato



… Non c’è mai, secondo noi, una vibrazione davvero drammatica, una malinconia torva e sconfitta. Per mano con Arnaldo Dall’Oca, quanta calma in questo guardare quel tutto, costruito nei colori impastati di luce, al di fuori dell’infuocato dibattito estetico tra astrattismo e figurazione…
La realtà si fonde nell’atmosfera della pasta illuministica, nell’eccezione migliore del termine, con mirati e sapienti tocchi, con i quali riesce a fermare sulla tela le intense emozioni di un amore per la Natura sempre portato dentro e ad esprimerne le forme simboliche con gli olii: momenti d’incontro tra le percezioni sensoriali e gli elementi intrinsechi della luce interiore infeltrita d’anima.

Alfredo Pasolino



… Sulla melopea di accenti aulici dell’egloga virgiliana, in cui “ Mantua “ genitrice si riconosce, si cadenza l’elegia dello struggimento affettivo nell’effusione di un abbandono estatico all’incantesimo del Genius Loci, che dipinge la fiumana di cobalto, racchiusa in un golfo docile di lago azzurro, la fronda del faggio curvo tra i viburni, sull’onda cheta di polla che flette la trasparenza dell’empirio celeste...
Variabili reverìe, rasserenate dal dardo fulgido del sole, corrusco di memorie antiche, forgiano lo stile, improntato all’armonica compostezza di una classicità di ascendenza arcadica, dispiegata all’en plein air delle grazie paesaggistiche delle vedute impressioniste.

Maria Claudia Simotti



… Le iridescenze dell’acqua formano il poema universale, da cui partono le impronte d’artista, stilisticamente, in un crescendo floreale, che esplode dalla terra e culmina nell’intelletto. Una sobria eleganza dovuta all’impressionismo la cui dimensione abbraccia le latitudini unificandole… Con estremo lirismo il pittore perpetua la sovranità della forma che si dilata in luce o si restringe, diamante emozionale, in cui si riflette l’amore. Il poema è tratto dall’Eden: i primi piani escludono le lontananze nell’immediato sapore della pienezza per un omaggio ulteriore alla sintesi e anche al Pianeta.

Maria Teresa Palitta



Per Arnaldo Dall’Oca il paesaggio è proprio uno stato d’animo. Le sue foglie di loto mollemente appoggiate su una lama d’acqua iridescente, i suoi girasoli accesi da un sole che non è più estivo ed inclina verso i ripensamenti autunnali, le sue efflorescenze palustri, intrise di silenzio e di malinconia, le canne cresciute come per caso sul bordo di una palude che sembra una spiaggia accuratamente evitata da ogni forma di vita: cosa sono se non simboli di meditazione, senza parole e di contemplazione del fiume della vita che scivola misteriosamente tra meandri di sensazioni venute dall’inconscio? Quando si dipinge così, come fa il nostro artista mantovano, sotto l’impulso dell’intuizione più pura, e, quando l’anima si perde nelle atmosfere e nelle luci degli angoli più remoti, allora il quadro acquista la trasparenza e la nostalgia del mito.

Pier Angelo Negri




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